Eccoci con Giuseppe Condello. “Odio” parte da una dimensione intima ma arriva a raccontare un disagio collettivo. Quando una storia personale diventa una riflessione universale?
In realtà Odio non nasce da una storia personale, ma da storie che ho osservato e che, in qualche modo, ho fatto mie. Quando scrivo, parto da ciò che vedo intorno a me e provo a trasformarlo in qualcosa che vada oltre il singolo episodio. Le storie cambiano a seconda di chi le vive e di chi le racconta, ma certe paure, certe fragilità e certi conflitti appartengono a tutti, anche se nascono da esperienze completamente diverse. È lì che una canzone smette di raccontare una vicenda e inizia a parlare delle persone.
Il brano affronta il tema dell’identità in un’epoca in cui siamo continuamente esposti al giudizio degli altri. Quanto il mondo esterno influenza il nostro modo di essere?
Più di quanto vorremmo ammettere. Il giudizio degli altri può condizionare il modo in cui ci vediamo e le scelte che facciamo. Il rischio è costruire un’identità che risponda alle aspettative degli altri invece che a ciò che siamo davvero.
Nella tua musica emerge spesso il contrasto tra fragilità e forza. Perché secondo te oggi è così difficile mostrare le proprie vulnerabilità?
Perché spesso la vulnerabilità viene ancora confusa con la debolezza. In realtà credo serva molto più coraggio a mostrarsi per quello che si è, con i propri limiti e le proprie paure, che a indossare una maschera.
Il rapporto tra individuo e società è uno degli elementi centrali del brano. Quali sono, secondo te, le contraddizioni più evidenti del nostro tempo?
Viviamo in un’epoca in cui siamo sempre più connessi, ma spesso ci sentiamo sempre più soli. È un tema che avevo già affrontato nel 2021 con “N0I” e che continua a interrogarmi ancora oggi. Cerchiamo approvazione all’esterno quando forse dovremmo imparare ad ascoltarci di più. Credo che questa sia una delle contraddizioni più evidenti del nostro tempo.
Che tipo di reazione vorresti suscitare nell’ascoltatore dopo aver ascoltato “Odio”?
Mi piacerebbe che il sound accompagnasse l’ascoltatore in un viaggio di tre minuti, quasi lo imprigionasse attraverso la sua energia e la sua ferocia. E se, oltre a questo, il testo riuscisse ad aprire un varco e a far nascere una consapevolezza, allora la canzone avrà raggiunto due obiettivi in un colpo solo.

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